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Primavera



Ogni volta che la vedeva arrivare
perdeva per un attimo il controllo,
sorrideva
all'incedere dei suoi passi
ma cercava di ricomporsi subito.

A volte, quando lei gli parlava,
la sua parte più istintiva
non riusciva a contenersi
e inondava di colore il suo viso
facendogli brillare gli occhi.

Si vestiva di uno strato
di comprensibile
-leggermente accennato-
distacco.
Solo per non dare nell'occhio.

Ma lei lo sapeva.
E le piaceva fare finta 
di non aver capito.

Spesso ci provava ad arginare
quel turbine che inconsapevolmente
gli era piombato addosso.
Con forza esasperante
resisteva all'incedere del tempo.

Ci provava con tutto se stesso.

E allora silenzi e indifferenza,
ma solo all'apparenza, 
rivestivano il suo essere.

Eppure dentro,
il pensiero costantemente
smantellava ciò che lui provava a dimostrarsi
con tutto se stesso.

A volte però cedeva
e si rendeva conto 
di essere felice,
perché, mentre la osservava,
il tempo scorreva,
non più sotto il suo controllo.
E questo lo spiazzava.

Lei era così.
Riusciva a sbilanciare i suoi equilibri,
a sovvertire le regole,
a cambiare il tempo.

Lei era imprevedibile,
capiva i suoi vuoti,
gli regalava primavera.

Pubblicato il 25/11/2011 alle 14.13 nella rubrica Il Fulmine.

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