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FlussiAcquatici
Draghi, Tigri e Samurai
DIARI
25 novembre 2011
Primavera


Ogni volta che la vedeva arrivare
perdeva per un attimo il controllo,
sorrideva
all'incedere dei suoi passi
ma cercava di ricomporsi subito.

A volte, quando lei gli parlava,
la sua parte più istintiva
non riusciva a contenersi
e inondava di colore il suo viso
facendogli brillare gli occhi.

Si vestiva di uno strato
di comprensibile
-leggermente accennato-
distacco.
Solo per non dare nell'occhio.

Ma lei lo sapeva.
E le piaceva fare finta 
di non aver capito.

Spesso ci provava ad arginare
quel turbine che inconsapevolmente
gli era piombato addosso.
Con forza esasperante
resisteva all'incedere del tempo.

Ci provava con tutto se stesso.

E allora silenzi e indifferenza,
ma solo all'apparenza, 
rivestivano il suo essere.

Eppure dentro,
il pensiero costantemente
smantellava ciò che lui provava a dimostrarsi
con tutto se stesso.

A volte però cedeva
e si rendeva conto 
di essere felice,
perché, mentre la osservava,
il tempo scorreva,
non più sotto il suo controllo.
E questo lo spiazzava.

Lei era così.
Riusciva a sbilanciare i suoi equilibri,
a sovvertire le regole,
a cambiare il tempo.

Lei era imprevedibile,
capiva i suoi vuoti,
gli regalava primavera.

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DIARI
24 novembre 2011
Pulviscolo


In anni di esplorazione
lo aveva capito.

Una volta qualcuno le aveva detto
che il suo essere
era un condominio affollato
dalle più svariate creature.

Tra meccanici, bambine e donne sinuose
c'erano anche un gatto,
una tigre e un ghepardo
-tutti felini ovviamente-.

Lei lo sapeva,
eppure continuava a meravigliarsi.
Ogni giorno scopriva
un nuovo colore,
si sentiva 
pulviscolo fluttuante,
camminava ovunque
riuscendo a raggiungere
le sfumature più estreme
e a volte
ne aveva paura.

Passava sempre davanti allo specchio
e non se ne curava mai.

Un giorno,
guardandolo,
scoprì nuove forme,
si trovò diversamente uguale,
eppure somigliantissima
al suo ricordo di sé.

Chiuse gli occhi e aprì la finestra,
si gettò sul letto
e iniziò a leggere 
il suo libro.

Allora,
soltanto allora,
depose le armi,
i tanti si fusero 
in uno solo
e cominciò
un'altra avventura.

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diari di viaggio
23 novembre 2011
Ombra rossa






Le sue orecchie erano
sottili e appuntite,
caratteristica del suo voler ascoltare.
I suoi denti piccoli,
dal sorriso bambino.

Carpiva da ogni cosa
un significato,
raccoglieva informazioni,
odori, movimenti, colori.
Enigmatico e silenzioso,
sorrideva...
ma solo a volte.

Come uomo d'altri tempi
rifuggiva tutto ciò
che fosse troppo
proiettato in dimensioni
frenetiche.
Sapeva restare ore 
davanti al fuoco
immobile...
guardandone guizzare
le fiamme.

E quando troppe
emozioni e pensieri
si affollavano
tra gli scacchi della sua camicia,
scappava lontano
rifugiandosi
tra i rumori del suo silenzio.

Di poche parole,
amava con gli occhi.

Sapeva far esplodere in 
un abbraccio
sinfonie di mondi
contrastanti.

E nel suo tempo
amava perdersi
e assaporare
lentamente
il gusto della vita.






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vita familiare
17 marzo 2010
Il lupo e la pantera



Erano lontani,
e non sapevano 
che quello che li univa
era un legame profondo,
fatto di racconti tramandati 
di padre in figlio.

Erano 
- ognun per sè -
legati ai propri mondi
e inconsapevoli 
di quanto stava per accadere.

Per caso, un giorno,
si sfiorarono
iniziando a percorrere
 al rovescio
i loro ricordi.

Si trovarono,
simili e opposti,
legati da un magnetismo sinuoso
fatto di sangue, amore e vita.

E in quel legame,
ignorando le leggi dello spazio e del tempo,
decisero di esplorarsi,
di capirsi,
di viversi.

Si aprirono allora
timorosi e assetati,
alle fantasie del caso,
in attesa di trovarsi
e incontrarsi negli occhi.

E continuando a cercarsi,
a dispetto di ogni regola,
si immaginarono
in una nuova dimensione.













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10 novembre 2008
Miriam Makeba

 
Era venuta a Castel Volturno per partecipare all'evento di chiusura degli Stati Generali delle scuole del mezzogiorno-3 giorni di confronto per una scuola pubblica di qualità in tutto il paese, organizzati dal 7 al 9 novembre 2008 dall'Assessorato all'Istruzione della Regione Campania.
3 giorni di dibattiti e tavoli di lavoro che hanno visto la partecipazione di insegnanti, studenti, genitori, associazioni e di chi voleva dare il proprio contributo sui temi della scuola.
3 giorni a Castel Volturno, luogo della strage dei ghanesi messa in atto dalla camorra.
3 giorni di confronti.
Poi il concerto a Baia Verde.
Concerto antirazzista ed anticamorra dedicato a Roberto Saviano e alla memoria di Domenico Noviello l'imprenditore ucciso dalla camorra per aver detto no al racket.
Miriam Makeba era lì, per combattere ancora una volta le ingiustizie e portare il proprio messaggio di pace e lotta alle discriminazioni.
Dopo un incontro in mattinata con le comunità di migranti al Centro Fernandes di Castel Volturno in cui si è esibita in un dolce canto di libertà circondata da bambini italo-ghanesi, Mama Africa in serata ha donato a tutti noi il suo ultimo canto.
L'energia che sprigionava era incredibile, la voce toccava tutti quelli che sotto il palco erano lì ad ammirarla.
Ed in quei momenti non c'erano distinzioni di razze e di genere, era riuscita a unire tutti i fratelli in un unico abbraccio, continuava a veicolare il suo messaggio di pace e libertà.
Eravamo lì. Tutti uniti nei suoi occhi. Tutti insieme per quella grande donna simbolo di un mondo che può cambiare se davvero lo si vuole.
Mama Africa danzava cantando Pata Pata e sorrideva.
Il modo più bello per iniziare il suo nuovo e lungo viaggio.
Cantare la propria vita e vederne unite altre mille.
Buon viaggio Miriam...
resterai sempre dentro di noi.


 

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